Il Ducco nella Storia

Così nel 1790 Amedeo Grossi, nel primo volume della sua Guida alle Cascine, e Vigne del territorio di Torino e contorni, descriveva il “Ducco”:

“IL DUCO cascina con palazzina e giardino dell’Illustrissimo signor Conte Giuseppe Gaetano Buglione di Monale situata alla sinistra della strada d’Orbassano vicino alla villa denominata il Maggiordomo distante tre miglia da Torino” 

La palazzina, allungata e bassa, è intonacata in due tonalità di rosso, con colombaie a torretta e camini; il giardino la cinge su tre lati. L’accesso alla proprietà era costituito da due cancelli, allineati su di un asse nord-sud, uno dei quali è stato successivamente spostato per servire da ingresso alla cascina; si rilevano ancora affreschi con l’arma dei Claretta, scolpita anche su di una piccola vasca di pietra nel cortile interno.

Vi è inoltre una costruzione ottogonale sopraelevata in mattoni a vista, ottocentesca, che quasi salda la casa e la cascina. La cappella risale alla metà del XVIII sec., come testimoniato dall’autorizzazione alla sua erezione concessa al conte Carlo Giacinto Buglione di Monale (Sindaco di Torino nel 1762); venne poi fatta ristrutturare dal barone Gaudenzio Claretta nell’ultimo quarto del XIX sec.

All’interno della cappella vi è una lapide che ricorda la traslazione da Roma a Giaveno nel 1611, ad opera di Vincenzo Claretta dell’Ordine dei Gerosolimitani, delle reliquie di s.Antero, papa e martire, che sarebbe divenuto patrono della famiglia: la lapide celebra appunto la donazione da parte dei canonici di Giaveno a Fedele Claretta nel 1869 delle suddette reliquie. Sopra la lapide, in effetti, poggiato su di una mensola vi è un reliquiario ligneo policromo, forse seicentesco, rappresentante il busto del papa.

XVII Secolo

Una prima attestazione di quello che doveva essere il nucleo originario della proprietà, nella regione del territorio di Grugliasco detta Il Gerbo, o Agli Assorti, risale al 1672, quando Carlo Amedeo Rossilion, marchese di Bernezzo e Cavaliere dell’Ordine della SS.ma Annunziata acquista da Carlo Amedeo Carotio “un tenimento di cassiamenti continenti casa, ayra, giardino, prato, alteno et campo tutto simultenente”, per un’estensione complessiva di circa 42 giornate.

Tuttavia, tra questa data ed il 1690 la proprietà (la cui parte edificata risulta ora distinta in rustico e civile) passa alla contessa Diana Ducco, da cui il nome della proprietà conservatosi sino ad oggi. Quella dei conti Ducco, o Duchi, risulta essere un’antica famiglia di origine astigiana, trasferitasi a Moncalieri; quantunque di nobiltà non antica (signori, poi conti della Cassa non prima del XVI sec.), nel corso del XVII secolo è attestata prima presso la corte ducale, poi continuativamente presso quella dei principi di Carignano.

Dei numerosi figli di Emanuele Filiberto Duchi, capitano delle milizie di Moncalieri e governatore di Carmagnola tra il ducato di Emanuele Filiberto e quello di Carlo Emanuele I (fine XVI-XVII secolo), il prevosto Giambattista fu protonotario del Cardinal Maurizio, Teodoro (morto nel 1683), signore della Cassa, fu maggiordomo della prima Madama Reale e Alfonso, morto nel 1656, cavaliere dei SS.Maurizio e Lazzaro, fu gentiluomo di camera del principe Tommaso di Carignano.

La medesima carica rivestirono presso la corte dei principi di Carignano Giorgio Paolo Antonio, figlio del suddetto Teodoro, e Gabriele Maria, figlio di Giorgio e nato nel 1692. Gabriele Maria Ducchi, gentiluomo di camera dei principi di Carignano, fu presumibilmente l’ultimo proprietario del Ducco.

XVIII Secolo

Nel 1740 proprietario della casa padronale, cascina e terreni del Ducco è, per acquisto, Don Carlo Giacinto Buglione, canonico e vicario generale dell’arcidiocesi di Torino (1694/1777). La famiglia dei Buglione risulta essere originaria di Bra, dove è attestata dal XV secolo; successivamente si trasferisce a Saluzzo. Di nobiltà non antica, conseguono l’arma alla fine del 1500, grazie alle cariche pubbliche rivestite. Carlo Giacinto Buglione è dottore collegiato in leggi, ed abate di S.Maria di Chézéry e di S.Solutore di Sangano. Il titolo di conte di Monale e di Bastia viene conferito nel 1747 al fratello Stefano Raffaele, professore di istituzioni mediche e medicina teoretica presso l’Università di Torino, morto nel 1758.
Nel 1749 Carlo Giacinto Buglione avrebbe ottenuto l’autorizzazione ad edificare, presso la proprietà, una cappella, che qualche anno dopo viene descritta come segue:

“…ha 3 finestre con vetri e grate. La porta d’ingresso dà sulla via pubblica, a sud. Ha soffitto a volta …; il pavimento è in mattoni. Vi sono un’acquasantiera in marmo ed un solo altare tutto in muratura, ed inoltre un’icona ornata di “tabella lignea” rappresentante la Deposizione dalla Croce, con il Cristo sostenuto da due angeli”.

Tra il 1767 ed il 1775 Don Carlo Giacinto Buglione avrebbe acquistato terreni, portando l’estensione della proprietà a più di 63 giornate. Nel 1777 il “Ducco” passa in eredità a Filiberto Buglione marchese di S.Martino, figlio del fu conte Stefano Raffaele e dunque nipote di Carlo Giacinto. Sostituto procuratore generale e senatore, nello stesso anno avrebbe ricevuto il feudo di S.Martino (Novara) e sarebbe stato investito del titolo comitale; nel 1785 il feudo venne eretto in marchesato. La famiglia dei Buglione, marchesi di S. Martino e conti di Monale e Bastia, terrà il “Ducco” sino al 1803, anno in cui la proprietà viene acquistata dal banchiere Gaudenzio Spanna. Nel 1845 il “Ducco” viene acquistato dall’Avvocato Fedele Francesco Luigi Claretta e da sua moglie Maria Teresa Paolina Spanna, nipote di Gaudenzio Spanna.

I Claretta erano un’ antica famiglia signorile originaria di Giaveno, attestata a partire dal XIV sec.; Vincenzo, sacerdote Gerosolimitano attestato agli inizi del XVII secolo, fu segretario del cardinale Guido Ferrero, abate di S.Michele della Chiusa. Antonio Luigi Claretta (1742?-1807), della VII generazione, notaio e membro del collegio elettorale del Dipartimento del Po, nel 1794 acquistava dai Cistercensi le due cascine del Doirone, nella cui cappella vi sono le tombe di famiglia.

I Claretta ottennero peraltro titoli nobiliari solo nel XIX secolo: è del 13.6.1861 la concessione del titolo di conte a Luigi Fedele Camillo Claretta (1794/1872), assessore al vicariato di Torino dal 1819, prefetto dal 1831, il quale nel 1837 aveva sposato Marianna Assandri; negli stessi anni allo zio paterno di Luigi, Fedele Francesco Luigi (1797/1873), assessore al tribunale, veniva concesso il titolo di barone. È costui lo stipite del ramo baronale proprietario del Ducco, ramo peraltro estintosi. Sopravvisse invece il ramo comitale dei Claretta-Assandri, proprietari di un’altra celebre villa grugliaschese.

XIX Secolo

Nel 1886 eredita la proprietà dalla baronessa Paolina Spanna il figlio barone Gaudenzio Claretta (1835/1900), dottore in legge, storico, membro della Regia Accademia delle Scienze, della Deputazione di Storia Patria, del Consiglio degli Archivi. È Gaudenzio Claretta a far erigere la cappella, come risulterebbe da un’epigrafe frontale (ma probabilmente la ristruttura, poich� la lapide interna commemorativa del trasporto delle reliquie di s.Antero papa è del 1869). Nella villa raccoglie una ricca biblioteca storica, che verrà successivamente donata al Seminario Arcivescovile. Nel 1900 il “Ducco” viene ereditato dal barone Amedeo Fedele Carlo Claretta, figlio di Gaudenzio, che muore senza eredi diretti. Nel 1936, quindi, la proprietà passa a sua sorella Clotilde Luisa Claretta, che aveva sposato Carlo della Chiesa conte di Cervignasco e Trivero. Nel 1956 i conti della Chiesa avrebbero donato il tutto all’Istituto Torino-Chiese.

Fonte : Dott.ssa Maria Teresa De Palma responsabile dell’archivio storico del Comune di Grugliasco.

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